Italiani esploratori, scienziati, avventurieri | Il gigante Belzoni alla conquista dell’Antico Egitto

OggiScienza

APPROFONDIMENTO – A quel tempo Timbuctù era un luogo sospeso tra realtà e mito, un Eldorado piantato nel mezzo del Sahel, il “bordo del deserto” in arabo, capitale di uno dei grandi sultanati che l’Islam aveva fondato espandendosi nel Maghreb, l’occidente visto dalla Penisola Araba. In tanti avevano provato a raggiungerla, nessuno aveva fatto ritorno. E non lo ha fatto nemmeno Giovanni Battista Belzoni, che di questa storia è il protagonista, e che è morto il 3 dicembre del 1823 tentando di arrivarvi dal Golfo di Guinea, risalendo il corso del Niger.

A dire il vero non andò molto più in là della città portuale di Gwato (o Ughoton), nell’attuale Nigeria, dove la dissenteria se lo portò via rapidamente. Un compagno di viaggio inglese, il signor Houston, lo fece seppellire sotto a un albero, con la speranza che tutti gli europei che sarebbero passati di lì avrebbero contribuito a tenere pulita e in…

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Razzo Antares esploso: il personale ISS non sarebbe a rischio rifornimenti

OggiScienza

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ATTUALITÀ – Non ci sarebbe pericolo di scarsità di approvvigionamenti per il personale che in questo momento si trova sulla Stazione Spaziale Internazionale, almeno a quanto ha dichiarato il responsabile del programma di esplorazione umana e delle operazioni dell’agenzia spaziale americana in seguito all’esplosione del razzo Antares avvenuta pochi secondi dopo il lancio: “il personale non corre il pericolo di rimanere senza cibo o senza altri rifornimenti critici”.

L’esplosione del razzo privo di personale è avvenuta il 28 ottobre scorso, durante le fasi di decollo del razzo dalla base NASA situata sull’isola di Wallops, al largo della costa della Virginia. Dopo un conto alla rovescia proceduto senza alcun intoppo, circa 10 secondi dopo il distacco da terra un’esplosione ha coinvolto il primo stadio, causando la caduta a terra dell’intero razzo e una seconda e più grande esplosione. Al momento non si conoscono le cause dell’incidente e nessuno è rimasto ferito.

Il…

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Guerra all’Isis: gli americani sono con Obama

Da Wired.it:

(Foto: Ap/LaPresse)

(Foto: Ap/LaPresse)

Non esiteremo ad agire contro i terroristi dell’Isis in Iraq o in Siria, ma questa non é una guerra dell’America contro l’Isis. E’ il mondo contro l’Isis”. Sono le parole del presidente Obama, che ha approfittato del suo discorso settimanale per tornare a parlare dell’impegno americano contro il califfato islamico che si è creato tra Siria e Iraq. Obama aveva già autorizzato i raid aerei e questo nuovo discorso non fa che confermare l’impegno in un territorio già croce di un paio di amministrazioni americane.

Ma che cosa pensano gli americani dei questo impegno? Secondo i dati di una indagine del Pew Research Center un americano su due è dalla parte di Obama. E come si può vedere dal grafico, il sostegno all’impresa militare è sostanzialmente bipartisan tra democratici e repubblicani. Un po’ diversa la situazione per gli indipendenti, dove comunque la percentuale dei favorevoli all’intervento è comunque del 47%.

//e.infogr.am/americani-e-lattacco-a-isis

L’Iraq, assieme all’Afghanistan, sono stati due teatri di guerra che hanno impegnato le amministrazioni americane nell’ultimo ventennio. L’andamento della spesa militare in queste due aree è variato sostanzialmente nel corso dell’ultimo decennio, ma la fetta di spesa che riguarda l’Iraq potrebbe già aumentare con la recente approvazione del senato americano per sbloccare 500 milioni di dollari per addestrare e armare i “ribelli siriani dell’opposizione moderata”, come riporta ANSA.

//e.infogr.am/spesa-militare-usa

Non sono previsti interventi di terra, ma solamente interventi mirati delle forze aeree. Se questa situazione dovesse cambiare, la curva del grafico qui sotto potrebbe riprendere a salire.
//e.infogr.am/caduti-americani-in-iraq

Da .com a .org

Mi sono spostato qui: marcoboscolo.org

La casa dei makers bolognesi in piazza dei colori – Inaugurazione 7 febbraio 2014

Venerdì ha inaugurato la sede di MakeinBo. C’è stato un bel frullo, come si dice, e ne ho fatto uno storify che trovate al link qui sotto:

Chi ha paura del digitale a scuola?

Originariamente su Rcdc.it. Tutte le puntate di Pensatech.

Foto CC Flickr di starmanseries

7 feb. – Tablet al posto dei libri, registro elettronico, lavagne interattive… la scuoladel futuro pareva dietro l’angolo secondo le promesse del ministro Profumo. Poi le scadenze si sono dilatate, il governo è caduto e l’anno scolastico è iniziato ancora tra gessi e cancellini. In Emilia Romagna arrivano 4 milioni e mezzo di fondi per le nuove tecnologie digitali e di rete nelle scuole, ma allo stesso tempo, chi il wifi ce l’ha lo spegne, come successo a Minerbio pochi giorni fa. Pensatech questa settimana si chiede: “E’ paura dell’inquinamento o poca cultura digitale?”

Stefano Epifani (@stefanoepifani), direttore di TechEconomy e docente alla Sapienza, ci racconta di insegnanti alla ricerca del segnale wifi per i corridoi della scuola. Il problema delle infrastrutture è, quindi, ancora uno dei fattori che determinano l’arretratezza del digitale tra i banchi. Ma spesso, ci dice ancora Epifani, “dove computer e lavagne elettroniche ci sono manca chi è in grado di usarle” oppure “non c’è la compatibilità dei vigili del fuoco per le strutture dove le lavagne elettroniche dovrebbero essere installate”. Un altro ostacolo è la differenza tra libro digitale e di carta, il secondo ha l’Iva agevolata, il primo no, così come anche le detrazioni fiscali. Si continua a parlare di “pericoli della rete” senza vedere il cambiamento. Quando sono arrivate le automobili, ci racconta Epifani, erano preceduti da un avvisatore che gridava “arriva l’automobile” per salvare i posti di lavoro dei conduttori di carrozze.

“La scelta non è tra classi digitalizzati e non digitalizzate” ci dice Giovanni Boccia Artieri (@gba_mm), sociologo dell’Università di Urbino ed esperto di digitale. Facciamo ricerche on line e usiamo lo smartphone in ogni momento della giornata, ma quello che manca “è integrare questo anche nei processi educativi”. Genitori e insegnanti non possono aspettare che siano i ragazzi ad insegnare a loro come  usare le nuove tecnologie. Ai bambini chiediamo sempre “Come è andata oggi a scuola” ma mai “Come è andata oggi su internet“, eppure, ci dice Boccia Artieri, quello è un’ambiente in cui passano molte ore, ascoltando musica, parlando con gli amici, scambiandosi immagini. La scuola è il luogo in cui l’integrazione con il digitale dovrebbe essere privilegiate. Con la lavagna elettronica poi “dipende da cosa ci facciamo” conclude  Boccia Artieri.

Cinema in lingua originale, sottotitoli e il brusio di fondo

Come largamente annunciato, ieri sera sono stato al Kinodromo e ho visto Terms and Conditions May Apply. Del film ha già detto bene, benissimo Fabio Chiusi. Se volete approfondire la questione NSA e Datagate, poi, vi consiglio il suo Grazie mr. Snowden, da scaricare gratuitamente in formato epub, mobi o pdf. La serata di ieri sera è stata interessante anche grazie alla presentazione di Marco Trotta, che ha messo il film in prospettiva, anche italiana.

Qui, invece, mi voglio spendere per un fenomeno che sto notando sempre più spesso. Quando si capita al cinema con la possibilità di vedere un film in lingua originale, come era ieri sera, ci si sente fortunati. Non c’è il fraintendimento della traduzione e non si rischia che il doppiaggio ci faccia perdere qualche sfumatura di significato. Nel caso in documentario come Terms and Conditions, questo significa cogliere il mood nella voce degli intervistati, Zuckerberg compreso. Ci si sente privilegiati a non dover per forza ricorrere al download del film in originale. Almeno finché non ci si accorge che il vicino di poltrona, non capendo l’inglese, si sente autorizzato a chiacchierare tutto il tempo con il suo amico. Magari proprio commentando il film, per carità, ma pur sempre disturbando. In un amen ci si ritrova immersi in un brusio di fondo fastidioso. E si rimpiange il film scaricato e goduto nella tranquillità della propria casa. Eccola, una delle delle cause del download illegale dei film che sta distruggendo Hollywood: l’ignoranza del pubblico italiano della lingua inglese!